Ok, ora è il mio turno di raccontare un po’ di cose. Per la serie “un giorno potrò dire ai miei nipoti IO C’ERO”… quando Riccardo mi invitò a partecipare a questa sua follia, non ho potuto resistere al fascino del nuovo, dell’inesplorato, della sfida. Purtroppo non avendo io a disposizione un mese intero di tempo (ma neanche 2 settimane) ho pensato di aggregarmi al Pedalatore Folle solo nei giorni di Pasqua. E fu così che ho accompagnato Rick nei 3 giorni probabilmente più duri di tutto il viaggio. Ci eravamo entrambi allenati… certo… ma non immaginavamo a cosa stavamo andando in contro.
3/4/2010
Dopo aver individuato Rick accampato in mezzo alla boscaglia, ci siamo preparati la nostra gustosissima cena in busta (polenta “avec fromage”) e siamo andati a nanna insieme al sole. La mattina dopo, più o meno pimpanti, siamo montati in sella alla volta della Svizzera. Sapevamo che avevamo di fronte 1800m di dislivello, sapevamo anche che le previsioni del tempo non erano buone, ma, d’altronde, avevamo entrambi un obiettivo in testa… FARCELA!!!
La salita inizialmente non sembrava minacciosa, peccato per quel vento teso che soffiava costantemente in senso contrario (e chi va in bici sa che il vento a volte è peggio delle più ripide salite). Piano piano scaliamo la montagna… ma più saliamo e più fa freddo… poi comincia a nevicare… sempre più fitto...
Amici, sarò sincero, è difficile raccontare a parole il dolore alle gambe, il fiatone, il non potersi fermare per più di 1 minuto se no si crepa di freddo, ecc. Posso solo dire che molti autisti di passaggio, sfanalando o suonando il calcson, alzavano chi il pollice e chi il pugno ed una macchina carica di gente ha aperto i finestrini urlando VAI CHE MANCA POCO!
Dopo non so quante ore di questo inferno bianco arriviamo finalmente a Simplon, primo paese con hotel in territorio svizzero, avvolto da una coltre ovattata di almeno 1 metro. Individuato il nostro hotel, ci godiamo il meritatissimo riposo+doccia calda+cena.
...ora mi dispiace ma devo andare a nanna. Domani il resto della cronaca.
4/4/2010
Svegliati di buon mattino dalle note di una canzone crucco-svizzera proveniente dalla radio di fianco al letto, andiamo subito a fare una colazione ipercalorica.
Fuori dalla finestra c'è ancora il tempo da lupi del giorno prima, ma la nostra strada, come testimonia il video, è pulitissima.
Appena il tempo di rimettere insieme le nostre bici, pagare il conto (un rene a testa), ed eccoci di nuovo in sella. Oggi comunque la fatica è intensa ma breve, ci mancano solamente altri 600 metri scarsi di dislivello per arrivare al "Simplonpass". Infatti, in men che non si dica, arriviamo in cima al valico.
Col morale alle stelle per la buona riuscita dell'impresa, ci facciamo fare un po' di foto e ci autogratifichiamo con té caldo e brioches.
Poco dopo siamo già pronti per ripartire e goderci la vertiginosa discesa (20km circa) che ci porterà fino a Briga. La discesa, anche se più divertente della salita, non è priva di insidie. Prima fra tutte il congelamento: correndo a 50-55 km all'ora con temperature che sfiorano lo 0, si fa presto a non sentire più le mani. E se le mani non si sentono, si fa fatica a frenare... ma quando la pendenza è del 9% non frenare può essere un problema. Dunque ogni tanto ci fermiamo e cerchiamo di riacquistare sensibilità facendo roteare le braccia per far affluire sangue alle mani (una tecnica presa in prestito dai rugbisti, dice rick).
Arrivati finalmente a valle, ci guardiamo indietro per vedere le grigie e minacciose vette innevate che tanto faticosamente ci siamo lasciati alle spalle. A Briga sembra quasi primavera, i prati sono verdi e c'è anche qualche fiorellino.
Peccato per quel vento teso in senso contrario che non ci vuole abbandonare.
Pedalando pedalando arriviamo a Sion verso il tramonto e accompagnati da qualche goccia di pioggia cerchiamo un posto per dormire. Troviamo una bella casa apparentemete disabitata e con un bel fienile-garage aperto ed accogliente al pianterreno. Le nostre intenzioni erano ovviamente di chiedere se potevamo sistemarci li per la notte, ma non essendoci nessuno... ci siamo serviti da soli. Ed ecco che il garage sozzo e pieno di ragnatele è diventato un albergo extralusso per le nostre stanche membra.
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